La Storia del Comune di Castagnole Delle Lanze

 

Il primo insediamento umano, che dette poi origine a Castagnole, sembra risalire all'epoca pre-romana, durante la quale i Liguri popolarono queste terre, vivendo di caccia, pastorizia ed agricoltura fino alla conquista romana, avvenuta a partire dagli inizi del II sec. a.C. Infatti, nell'anno 174, i consoli Pompilio Lenate e Lucio Cornelio sottomisero i Liguri Stazielli, nel territorio dei quali rientrava Castagnole. Secondo "Castagnole Lanze: geologia, storia, documenti, notizie" di Carlo Felice Cappello, il territorio di Castagnole era già abitato da cives romani, e vi passava una diramazione della via Emilia, via di comunicazione importante, che, dopo essere scesa dall'Appennino, collegava Acqui ad Alba e poi Pollenzo.
L'esistenza di tale strada, pavimentata con grossi ciottoli di fiume, venne confermata dagli scavi eseguiti dal sig. Vittorio Tagliaferro nel 1906, che portarono alla luce anche i resti di un tempio pagano e di alcune tombe. A conferma della romanità di Castagnole si può citare il ritrovamento, nel 1963, di undici tombe romane a pozzetto, di tutta una serie di reperti archeologici e di alcuni tratti di un acquedotto romano, in regione Cantarana, verso Neive, e nelle zone circostanti.

Caduto l'impero romano, Castagnole venne a trovarsi nel ducato longobardo di Asti, che comprendeva anche l'Albese e parte della Liguria. Bisogna ricordare che alla morte di Carlo Magno (814), il Sacro Romano Impero dei Franchi, cominciò a sfaldarsi, lasciando tutto il territorio in preda ad una grossa confusione ed alla fioritura di piccoli regni, ducati, marchesati, contee... Fu in questo scenario che venne eletto Berengario II, che suddivise la marca di Ivrea in quattro parti, una delle quali costituiva la contea di Torino, alla quale apparteneva anche Castagnole.
In particolare Castagnole si trovava sotto il contado di Loreto, che dipendeva da Aleramo, il quale ricevette la nomina di feudatario da Ottone I. Alla sua morte (970) la discendenza si divise in due rami, quello del Monferrato e quello dei Marchesi del Vasto, i quali, secondo il Codice Malabayla erano signori delle nostre terre. Fra i signori di Loreto, quello che ha maggiormente relazione con il paese è Manfredo I, o Manfredi, dal 1190 marchese di Busca e conte di Loreto, detto Lancia. Su tale soprannome sono state fatte numerose supposizioni, la spiegazione più accreditata, dovuta a Pietro Viarengo che la espose nel volume "Memorie su Loreto e Costigliole d'Asti" del 1890, sostiene che esso va attribuito al fatto che Manfredi I, in gioventù, visse alla corte di Federico Barbarossa, in qualità di lancifero.
Figlio di Manfredi I fu Manfredi II, la cui figlia, Bianca Lancia,fu amante e moglie di Federico II, dalla cui unione nacque il prode Manfredi, l'eroe della battaglia di Benevento, che Dante descrisse come "Biondo (...) e bello e di gentile aspetto". Le successive vicende di Castagnole furono travagliate: i suoi territori passarono, con un atto di sottomissione, al Marchese del Monferrato, ghibellino, e partigiano dell'imperatore Federico I, cosa che suscitò l'indignazione degli Astigiani, i quali invasero il contado di Loreto. Il Lancia fu battuto a più riprese ed assediato nel castello di Castagnole, dove fu fatto prigioniero. Venuto a patti con Asti, fu riscattato, e la convenzione tra Alessandria ed Asti fu firmata "in villa de Castagnolis iuxta ecclesiam", cioè nei pressi della chiesa di S. Pietro, che allora si trovava sull'area dell'attuale Piazza Nuova. Ma dopo nuove ostilità, Manfredo dovette rinunciare a tutte le sue pretese sui territori di Castagnole e Loreto, e agli abitanti castagnolesi vennero concesse tutte le franchigie proprie degli Artigiani.

Quanto al castello feudale, sappiamo che esso esisteva là dove ora c'è la torre, che si trova al culmine del Parco della Rimembranza. Stando a quanto si legge nel Codex Astensis, raccolta di documenti in pergamena risalenti a proma dell'anno 1353, il nostro castello doveva avere forma quasi rotonda, con due portoni d'ingresso prospicienti l'attuale via Ruscone, anticamente via al Castello.

 Una torre quadrata sovrastava il corpo del castello, e terminava in un cornicione merlato.
Il castello venne distrutto durante la lotta tra Asti ed Alba, ed i suoi territori passarono al Comune ("Comunità"), da cui furono poi ceduti a privati.
Si ricorda che il primo documento che fa menzione esplicita di Castagnole risale al 1197, in cui il vescovo di Alba, Oglerio, concede "consulibus astensibus guardiam boschi Castagnolarum".
Nella seconda metà del XIV secolo, le vicende storiche portarono il feudo di Castagnole sotto la signoria dei Visconti, come risulta dall'Archivio di Stato di Torino, dove è registrato il giuramento di fedeltà prestato dala Comunità di Castagnole delle Lanze a valentina Visconti, che aveva avuto in dono tale feudo per le sue nozze con Luigi di Valois, Duca d'Orlèans.

Possiamo ora esaminare alcuni altri aspetti della storia di Castagnole. Risale al 20 agosto 1600 il primo documento dell'archivio comunale, riguardante una lite tra il Comune e dei privati, ed i registri parrocchiali, in ritardo rispetto alle direttive emanate dal Concilio di Trento, rimontano al 1640-41, anche se una notizia orale parla di registri precedenti distrutti in un incendio.

Dopo alterne vicende una parte del territorio castagnolese venne donato, nel 1573, a Emanuele Filiberto di Savoia, la cui famiglia investì in seguito Catalano Alfieri del feudo di Castagnole, l'atra rimase invece alla famiglia degli Asinari.
Tra gli Alfieri del ramo che interessa Castagnole si può ricordare il Conte Carlo Giacinto, sposatosi con Maria Maillard de Tournon, madre di Vittorio Alfieri.
A lui si deve la costruzione dell'altare maggiore con presbiterio e balaustra in marmo della chiesa parrocchiale di San Pietro in Vincoli. Alla morte di quest'ultimo Castagnole passò alla famiglia dei conti Birago di Borgaro Torinese, che presero il nome di Birago-Alfieri. Dalla parte degli Asinari, il feudo passò alla famiglia Carron dei Marchesi di Saint Thomas, la cui consignoria durò fino al 1836. I possedimenti di quest'ultimi passarono in mani private.
Nel 1627 il Duca di Savoia Carlo Emanuele I fece costruire al confine tra il territorio di Castagnole e di Costigliole il convento dei Padri Minimi di San Francesco da Paola.
Arrivò anche qui il flagello della peste, nel 1631, fra luglio e dicembre, che costrinse i Castagnolesi alla costruzione in varie località del comune di lazzaretti, fra i quali si ricordano quello allestito nella regione ora detta "il Lazzaretto", presso la frazione Carossi, e quello sul colle di Santa Maria. Nel 1637 le truppe spagnole, dopo aver battuto i francesi in Valtellina, arrivano nei territori astigiani. I campi vengono devastati, le case incendiate, le persone ridotte in miseria.
Il continuo sostare di truppe nei territori era a carico del Comune e dei contadini proprietari, fu per questo che il comune di Castagnole si trovò gravato da debiti enormi verso la casa Alfieri che furono estinti vendendo agli Alfieri di Magliano le terre nella vallata del Tanaro.

Il Settecento si apre con la possibilità per il comune di eleggere in autonomia i propri sindaci, e con la costruzione della chiesa parrocchiale, e si chiude con la dominazione napoleonica. L 'Ottocento è il secolo in cui vengono costruite le opere che ancora oggi scandiscono le vicende della comunità castagnolese: il cimitero di Moncucco, la piazza cosiddetta "Nuova", teatro, da oltre un secolo, di giochi delle bocce e del pallone elastico. Nel Novecento si espande il borgo San Bartolomeo, che diviene progressivamente il centro dell'attività di Castagnole Lanze, anche grazie alla presenza della ferrovia, nodo di collegamento fra Alba, Asti ed Alessandria. Durante la seconda guerra mondiale, Castagnole è teatro della lotta partigiana, e di bombardamenti ad opera di aerei statunitensi mirati alla distruzione della ferrovia.

(Fonte Storica: Provincia di Asti)

 

Il Gruppo Storico “I° Lancia”